Il Contesto
Il Parco Archeologico e la chiesa dell'Annunziata
Il Casino ricade in un’area di pregio dal punto di vista storico-culturale e paesaggistico-ambientale: nel raggio di 1 km, infatti, si riscontra la presenza di diverse emergenze, quali: il parco Archeologico di Monte Sannace, la chiesa rurale di epoca medioevale dell’Annunziata con l’omonima masseria e grotta, il piccolo museo naturalistico allestito in un’ex scuola rurale, l’Oasi WWF “Bosco Romanazzi”, l’ex cava di Monte Rotondo, oggetto di una spontanea rinaturalizzazione a opera soprattutto dell’avifauna, l’area comunale di Masseria Didonna, oggetto di un recente intervento di riforestazione da parte del Comune di Gioia del Colle.
Il fabbricato si colloca sulle pendici della collina di Monte Sannace, che ospita un importante Parco Archeologico, con i resti di un antico centro della Peucezia, attivo dall’età del Ferro, sorto a circa 5 Km dall’attuale cittadina di Gioia del Colle, al centro delle Murge orientali, su un altopiano terrazzato posto a 382 metri sul livello del mare. Il sito è attualmente oggetto di campagne di scavo da parte della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Bari.
Alla valenza archeologica della zona, si aggiunge quella paesaggistica, poiché offre la possibilità di immergersi appieno nel paesaggio della Murgia, in un contesto naturalistico e paesaggistico straordinario, ricco di emergente naturali e storico-culturali.
L' Oasi del WWF
Alle spalle del villino, in direzione nord-ovest sorge il suddetto parco archeologico, mentre verso sud-est, oltre la Strada Provinciale 106 per Putignano, la vista spazia in direzione delle alture boscate di Serra Capece e di Bosco Romanazzi, quest’ultimo sede di un’Oasi del WWF, dell’antica chiesa dell’Annunziata con l’omonima masseria, questa adibita a campi estivi per ragazzi e ritiri spirituali, in direzione di Monte Rotondo e, infine, di una cava, ormai in disuso, oggetto di “rinaturalizzazione” ad opera della flora e della fauna, soprattutto dell’avifauna (es. falco grillaio, falco pellegrino, gheppio, civetta, upupa, ghiandaia ecc.) che trova diversi rifugi nelle cavità della roccia nuda, scavata per la coltivazione della cava (attiva dalla fine degli anni ‘60 del secolo scorso sino alla fine degli anni ‘90), oggi in stato di abbandono da parte dell’uomo, ma non della Natura, evidentemente.
I Boschi di Fragno
L’area, ai sensi del P.P.T.R. ricade nell’Ambito Murgia dei trulli e nella Figura
“I boschi di Fragno”, inquadramento testimoniato dalla presenza nell’intorno di diverse strutture rurali in pietra a secco, alcune dalla tipica forma a trullo che anticipano quella in tal senso fortemente connotata della Valle D’Itria, e dalla
presenza, lungo l’altro versante della Strada Provinciale 106, presso Serra Capece, Bosco Romanazzi e Monte Rotondo, di residui di boschi di fragno (Quercus trojana) della Murgia bassa.
In passato il paesaggio gioiese si caratterizzava per la fitta estensione di “grandi boschi di querce che circondano Gioia” (De Salis Marchlins 1789), descritta da viaggiatori e documentata anche nella Cartografia di fine Settecento (Carta Rizzi Zannoni del 1783). A partire dagli inizi dell’Ottocento, il processo di sottrazione di aree boschive in favore di quelle coltivabili, subì una brusca accelerazione che mutò velocemente l’aspetto del territorio. La Cartografia IGM del 1873 riporta ancora la significativa quantità di boschi che ricoprivano l’area.